Un cane davanti alla porta
La
trovammo davanti alla porta di casa la mattina di un Capodanno. Io ero ancora
un bambino.
Era una bellissima femmina di pastore tedesco. In realtà, l’avevano scoperta mia
mamma e mio papà qualche giorno prima, ferita – forse da un’auto – nel cortile
dei Garon. Da allora avevano cominciato ad accudirla: la pulivano, le portavano
da mangiare. Probabilmente, spaventata dai botti della notte di San Silvestro,
era venuta a rifugiarsi davanti alla porta di chi ormai considerava amico.
La
portammo in casa e continuammo a curarla. Io ero entusiasta all’idea di avere
un cane e continuavo a chiedere ai miei genitori: “Possiamo tenerla? Possiamo
tenerla?”.
Mio padre andò anche dai carabinieri, perché aveva una medaglietta al collo –
allora non esistevano ancora i microchip. Ma non si arrivò a nulla, e Lady –
così si chiamava – restò con noi.
Ci
affezionammo subito. Mio papà la portava spesso a passeggio, poi anche in
bicicletta, con Lady che correva al suo fianco, legata a un lungo guinzaglio.
Un pomeriggio, mentre io e Andrea stavamo litigando quasi avvinghiati per terra
a bordo campo, Lady arrivò di corsa. Era lei ad annunciare la presenza di mio
padre, che poco dopo rifilò ad entrambi un calcio ben assestato, mettendo fine
alla nostra lotta.
Intanto Lady, incuriosita dal pallone, cominciò a rincorrerlo da un giocatore
all’altro, e trasformò l’accesa partita in un gioco più leggero e allegro, tra
le risate di tutti.
Si era ripresa bene Lady, anche grazie alle prelibatezze che mio papà le
portava dai piatti lasciati dai clienti dell’Hotel Tritone. Ebbe anche dei
cuccioli. Alcuni finirono a Fossò, a casa di mia zia Eliana, e quell’estate,
quando passai qualche giorno da lei, mi capitò di ritrovarli.
Anch’io imparai a portare fuori Lady in passeggiata, anche se tirava molto in
avanti, abituata com’era alle lunghe corse fatte con mio papà.
Per
un periodo visse in casa. Ogni tanto mia mamma la sgridava, ma le voleva molto
bene. Poi mio papà le comprò una cuccia e costruì un recinto a fianco della
casa.
Purtroppo, le sorelle Rizzo – tre anziane zitelle che abitavano accanto a noi –
non erano altrettanto ben disposte. Lady abbaiava spesso, soprattutto quando
passava qualche macchina davanti a casa.
Non
sapemmo mai con certezza come andò, né se fu una fatalità o qualcosa di voluto.
Ma quando arrivò il veterinario, non c’era più nulla da fare. Lady aveva
ingerito qualcosa di avvelenato – forse veleno per topi, forse un boccone
gettato apposta.
Se ne andò così, all’improvviso, come all’improvviso era arrivata.
Alla
sua presenza nella mia infanzia credo di dovere il mio grande affetto per i
cani.
E così, da adulto, Set prima, poi Boston e Willy, e per un paio d’anni anche
Clara – adottata dal canile – sono entrati nella nostra famiglia, portando
anche loro affetto, calore e compagnia.
Ogni
tanto ripenso a un libro letto da ragazzo, Addio Lady. Un titolo che mi riporta
sempre alla memoria lei, quel bellissimo cane lupo che fu parte della nostra
vita.
La nostra Lady.
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