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domenica 13 luglio 2025

Addio Lady...

 

Un cane davanti alla porta

La trovammo davanti alla porta di casa la mattina di un Capodanno. Io ero ancora un bambino.
Era una bellissima femmina di pastore tedesco. In realtà, l’avevano scoperta mia mamma e mio papà qualche giorno prima, ferita – forse da un’auto – nel cortile dei Garon. Da allora avevano cominciato ad accudirla: la pulivano, le portavano da mangiare. Probabilmente, spaventata dai botti della notte di San Silvestro, era venuta a rifugiarsi davanti alla porta di chi ormai considerava amico.

La portammo in casa e continuammo a curarla. Io ero entusiasta all’idea di avere un cane e continuavo a chiedere ai miei genitori: “Possiamo tenerla? Possiamo tenerla?”.
Mio padre andò anche dai carabinieri, perché aveva una medaglietta al collo – allora non esistevano ancora i microchip. Ma non si arrivò a nulla, e Lady – così si chiamava – restò con noi.

Ci affezionammo subito. Mio papà la portava spesso a passeggio, poi anche in bicicletta, con Lady che correva al suo fianco, legata a un lungo guinzaglio.
Un pomeriggio, mentre io e Andrea stavamo litigando quasi avvinghiati per terra a bordo campo, Lady arrivò di corsa. Era lei ad annunciare la presenza di mio padre, che poco dopo rifilò ad entrambi un calcio ben assestato, mettendo fine alla nostra lotta.
Intanto Lady, incuriosita dal pallone, cominciò a rincorrerlo da un giocatore all’altro, e trasformò l’accesa partita in un gioco più leggero e allegro, tra le risate di tutti.

Si era ripresa bene Lady, anche grazie alle prelibatezze che mio papà le portava dai piatti lasciati dai clienti dell’Hotel Tritone. Ebbe anche dei cuccioli. Alcuni finirono a Fossò, a casa di mia zia Eliana, e quell’estate, quando passai qualche giorno da lei, mi capitò di ritrovarli.
Anch’io imparai a portare fuori Lady in passeggiata, anche se tirava molto in avanti, abituata com’era alle lunghe corse fatte con mio papà.

Per un periodo visse in casa. Ogni tanto mia mamma la sgridava, ma le voleva molto bene. Poi mio papà le comprò una cuccia e costruì un recinto a fianco della casa.
Purtroppo, le sorelle Rizzo – tre anziane zitelle che abitavano accanto a noi – non erano altrettanto ben disposte. Lady abbaiava spesso, soprattutto quando passava qualche macchina davanti a casa.

Non sapemmo mai con certezza come andò, né se fu una fatalità o qualcosa di voluto. Ma quando arrivò il veterinario, non c’era più nulla da fare. Lady aveva ingerito qualcosa di avvelenato – forse veleno per topi, forse un boccone gettato apposta.
Se ne andò così, all’improvviso, come all’improvviso era arrivata.

Alla sua presenza nella mia infanzia credo di dovere il mio grande affetto per i cani.
E così, da adulto, Set prima, poi Boston e Willy, e per un paio d’anni anche Clara – adottata dal canile – sono entrati nella nostra famiglia, portando anche loro affetto, calore e compagnia.

Ogni tanto ripenso a un libro letto da ragazzo, Addio Lady. Un titolo che mi riporta sempre alla memoria lei, quel bellissimo cane lupo che fu parte della nostra vita.
La nostra Lady.


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