Translate

domenica 5 ottobre 2025

Da via del Santo a Corte Arco Valaresso

I primi anni di università e politica 

Nell’ottobre del 1981, Francesco ed io, appena rientrati dalla California, ci iscrivemmo a Scienze PoliticheIl primo giorno lui arrivò in Vespa, io invece presi l’autobus dell’ACAP da Monteortone. Più di quaranta minuti di viaggio fino a Riviera Tito Livio, la fermata più vicina a via del Santo, dove ancora oggi si trova la sede principale di quella che era una delle facoltà più note di Padova. 

All’altezza del Teatro Ruzzante, in piedi pronto a scendere, mi accorsi di una bella ragazza davanti a me. Una folta capigliatura, un loden spinato, gli occhiali. Senza pensarci le chiesi: «Ma tu sei Sonia?». L’avevo riconosciuta dalla descrizione che me ne aveva fatto Francesco, suo amico da tempo. Lei sorrise e rispose con naturalezza: «Sì, e tu sei Stefano?» (è tra le persone che ancora oggi mi chiama con la “o” finale dell’anagrafe, e non con il nome con cui mi conoscono tutti, Stefan). 
Scendemmo insieme, percorremmo via Gaspara Stampa e via del Santo fino al civico 28, l'ingresso di Scienze Politiche, reso celebre dai travagliati anni Settanta. Poco dopo ci raggiunse Francesco ed entrammo in Aula M. L’aula era gremita oltre ogni limite per la prima lezione di Istituzioni di Diritto Pubblico del professor Mario Bertolissi, che nelle settimane e nei mesi successivi ci avrebbe conquistato con il suo modo pacato e competente di insegnare. 
Le altre lezioni che seguivamo in quel primo anno erano Sociologia con il notissimo Sabino Samele Acquaviva, di cui divorai “L’eclissi del sacro nell’era della civiltà industriale” e “In principio era il corpo”; Storia contemporanea con Angelo Gambasin, sacerdote e docente molto amato, autore di “Parroci e contadini alla fine dell’Ottocento”; Diritto Privato al Bo con il temutissimo Ernesto Simonetto, poi sostituito dalla sua assistente, la prof.ssa Elena Maschio, con cui sostenni l’esame l’anno successivo; Economia Politica, che all’inizio provai a seguire in entrambi i corsi disponibili, per poi scegliere definitivamente quello del prof. Marco Toniolli. 
All’inizio io, Francesco e Sonia eravamo inseparabili. Poi il cerchio si allargò: Catia, una bella ragazza italo-francese fuori sede dal Friuli; Daniele F., Francesca G., Paola B. e Paola D., tutti del quartiere Santa Rita di Padova. Forse a margine delle lezioni di Diritto Privato, Francesco conobbe Luisa, una bella ragazza di Bassano con cui presto si mise insieme: qualche anno dopo si sposarono e sono ancora oggi una bella coppia. 
Quando Francesco iniziò a frequentare assiduamente Luisa, io mi legai maggiormente agli altri e in particolare a Sonia. Una sera la invitai ad uscire, fraintendendo quell’amicizia come qualcosa di più. Lei fu molto carina, mi tolse subito dall’imbarazzo e rimanemmo ottimi amici e lo siamo ancora oggi. 
I mesi scorrevano veloci, travolti dalla novità dei corsi universitari, così diversi dai ritmi della scuola. Nel fine settimana e per due sere a settimana continuavo a lavorare in pizzeria, come facevo dalla terza superiore. Il resto del tempo lo dividevo tra le lezioni e lo studio a casa. 
A maggio del 1982 arrivarono i primi esami: l’esordio con Diritto Pubblico fu positivo, un trenta pieno. Economia Politica la preparai con Francesca G. Io presi 27, lei andò ancora meglio, e oggi insegna come professoressa associata proprio quella materia nello stesso Ateneo. Con Daniele F., con cui avevo legato molto, preparammo insieme Diritto Privato e tra un articolo e l’altro del codice civile, lui mi fece scoprire Bruce Springsteen, mentre io cercavo di aiutarlo a ricucire il rapporto con Novella, la sua ragazza, con cui si lasciava e rimetteva continuamente. 
Sonia invece dette una svolta diversa alla mia vita: frequentava la federazione giovanile di un partito e mi portò alla chiusura della campagna elettorale per le amministrative  di Abano con un comizio del vicesegretario nazionale, un toscano dall’eloquio garbato. Quel discorso mi piacque molto. Tra la folla riconobbi Giovanni detto “Nani” mio ex professore di educazione artistica alle medie, e Paolo M., architetto e mio vicino di casa. Finito il comizio mi invitarono a frequentare la sezione nelle riunioni del martedì sera. 
Il 7 giugno, giorno del mio compleanno, quel partito ottenne un risultato al di sopra delle aspettative proprio grazie alla popolarità di “Nani” e di un gruppo di persone motivate a cambiare la città. Così, ogni martedì sera, giorno di chiusura della Pizzeria Mexico dove lavoravo, cominciai a frequentare la sezione. Le idee e i dibattiti che stavo conoscendo dai libri, prendevano corpo e forma, applicati alla vita concreta delle persone della mia città. 
Qualche tempo dopo, in pizzeria, una sera arrivarono Paolo l'architetto, con Nani e Alessandro. Erano con il responsabile provinciale degli Enti Locali. Mi presentarono a lui come «un ragazzo in gamba, che studia Scienze Politiche». Lui mi disse: «Anch’io ho fatto Scienze Politiche, e c’è bisogno di giovani come te. Perché non vieni a darmi una mano con la sezione Enti Locali? Potresti imparare molto e affiancare i nostri amministratori». 
Qualche mese dopo, il 3 gennaio 1983, misi piede per la prima volta in Corte Arco Valaresso 32, accanto alla Reggia Carrarese di Padova. Mi accolsero Luciana, l'impiegata, e Ottavio, lo storico funzionario tuttofare, che proprio quel giorno compiva gli anni. Ottavio mi mostrò il ciclostile con cui stampava i volantini per le sezioni di tutta la provincia; Luciana mi fece vedere come si preparavano le “targhette” forate degli indirizzi  per le buste e i giornalini da spedire agli iscritti. Il mio compito era affiancare il responsabile provinciale degli Enti Locali, facevo la rassegna stampa dei quotidiani, selezionando articoli giuridici ed economici utili agli amministratori. 
Con il tempo conobbi segretari di sezione di tutta la provincia di Padova, persone di ogni estrazione sociale: ferrovieri, autisti dell’ACAP, insegnanti, la responsabile del circolo femminile, il segretario della giovanile, il responsabile amministrativo. Uno di questi, Giancarlo, detto "Lallo", divenne poi un mio caro amico. Un mondo nuovo, che imparavo a conoscere dall’interno. Qualche tempo dopo ad affiancare Luciana , arrivò Luisa D., una ragazza molto in gamba, con cui instaurai un’amicizia che dura da allora. Intanto, ad Abano mi chiesero di rappresentare la sezione nelle commissioni cultura e bilancio del Comune. Avevo smesso di lavorare in pizzeria: le mie giornate erano già pienissime. Mattino all’università, pomeriggio in federazione, sera in sezione o in Comune. Spesso pranzavo alla mensa San Francesco e, non di rado, vi tornavo la sera prima di un’assemblea o di una riunione. In Federazione mi davano un piccolo rimborso spese, abbastanza per la miscela del motorino e risparmiare così tempo negli spostamenti tra Monteortone, Padova e Abano. 
La mia vita era cambiata radicalmente. Studio e politica mi assorbivano completamente; a casa mi vedevano poco e persi un po’ i contatti con gli amici, salvo incrociarli in aula o preparando insieme qualche esame. Un anno dopo diventai segretario di sezione e poi responsabile della zona Terme-Colli. Mi ero immerso nelle dinamiche interne del partito, attratto dal gruppo dei giovani amministratori e dalle idee di un vicesegretario provinciale che mi sembravano più determinate e meno inclini alla mediazione. A distanza di dieci anni avrei scoperto, con amarezza, che non era proprio così. 
Ma allora avevo poco più di vent’anni, e tutto mi sembrava possibile. Quelle idee, lette nei libri e discusse ogni giorno nelle stanze di Corte Arco Valaresso, davano senso al mio impegno e al tempo che dedicavo tra studio, sezione e federazione. Ad Abano, dopo le riunioni, mi capitava di fermarmi a casa di Miro dei Favari, vecchio presidente della sezione, che alternava racconti delle lotte del dopoguerra a canzoni popolari al pianoforte.  

Iniziò così un decennio intenso, che si concluse male, ma in quei primi anni di studio e di politica credevo davvero che quelle idee potessero portare a un cambiamento. Ricordo ancora, anni dopo, io e Renato M. sulle scale di Corte Arco Valaresso a discutere animatamente con quel vicesegretario divenuto vicesindaco: «La politica si può fare solo così», ci diceva. Noi non eravamo d’accordo. Forse, da giovani idealisti, avevamo ragione noi. 

Quegli anni così intensi, che ricordo con affetto per il ragazzo che ero e per gli ideali di allora, sono passati. Gli amici di un tempo però sono rimasti: Sonia, FrancescoLuisa, Renato e molti altri, hanno fatto un bel percorso nella loro vita professionale e personale e mi piace pensare che, in parte, ciò sia dovuto anche agli insegnamenti appresi nelle aule della nostra università.  

 

Nessun commento:

Posta un commento

La curva dell’Angelo

È domenica sera. È il 27 dicembre 1992.     Siamo passati a salutare i miei genitori a Monteortone. Non ci siamo  però  fermati a cena, perc...