Translate

sabato 17 maggio 2025

La TV dei ragazzi

La TV dei ragazzi

La aspettavamo con trepidazione, soprattutto d’inverno, quando fuori faceva buio presto e si tornava a casa col freddo addosso. Alle 17.45, subito dopo il primo telegiornale, cominciava “La TV dei ragazzi”. Bastava quell’orario per farci salire a casa di mia nonna, al piano sopra il nostro, a Monteortone.
Non erano molte le famiglie ad avere una televisione e per questo i miei amici Andrea ed Ermes venivano a vederla da noi. Era un apparecchio a valvole, col tubo catodico che impiegava qualche minuto ad accendersi. Si doveva sintonizzare Rai Uno con le manopole, e a volte sistemare l’antenna per fare apparire le immagini, sempre in bianco e nero.
Ci sistemavamo attorno al grande tavolo di legno, sulle sedie alte, imbottite, con lo schienale nero. Mia nonna arrivava con il tè caldo e i biscotti, mentre noi ci preparavamo a immergerci in quel mondo di storie e personaggi.
I rulli di tamburo annunciavano l’inizio, seguiti da una marcia su cui sfilavano bambini stilizzati, tenuti per mano, come ritagliati da un giornale. Poi cominciava il programma.
C’erano I racconti del faro, sempre un po’ cupi. I ragazzi di Padre Tobia, con la marcetta “Chi trova un amico trova un tesoro…”. Poi il regno di Gianni e il magico Alvermann, Zorro con Diego de la Vega e il muto Bernardo, Robinson Crusoe nella sua isola selvaggia con il fedele Venerdì, Rin Tin Tin con Rusty in cui tutti ci immedisavamo, Thierry La Fronde con la sua fionda infallibile.
I cartoni di Hanna e Barbera ci facevano viaggiare nel tempo con I Pronipoti e Gli Antenati e ancora l’orso Yogi e Bubu. Poi arrivarono anche le storie dei bambini del Nord Europa: Emil, con i suoi disastri innocenti, e Pippi Calzelunghe, con Annika e Tommy, che vivevano in una casa colorata piena di libertà e fantasia. Erano mondi lontani, ma ci sembravano vicini.
Durante la settimana, anche il ritorno da scuola aveva i suoi appuntamenti. Il martedì c’erano Braccobaldo, Mister Magoo e Gustavo, quello strano omino ungherese. Il venerdì, Tom Sawyer e Huckleberry Finn, che navigavano lungo il Mississippi fischiettando, mentre l’indiano Joe con il suo coltello ci faceva venire i brividi. E il sabato, quando la settimana scolastica finiva, arrivava Oggi le comiche: Stanlio e Ollio, Charlie Chaplin, Buster Keaton. Poi, come sempre, il telegiornale.
E fu proprio durante il telegiornale dell’ora di pranzo, lunedì 21 luglio 1969, la scuola era finita, che ascoltammo una notizia straordinaria. Le immagini in bianco e nero della televisione mostravano Neil Armstrong che alle 4.56 di quel mattino aveva messo piede sulla Luna, seguito da Buzz Aldrin. Il cronista della RAI, Tito Stagno, aveva raccontato l’evento con la voce emozionata, mentre Ruggero Orlando traduceva da Houston.
Noi bambini lo scoprimmo così, tra un boccone e l’altro, in cucina. Non capivamo tutto, ma sapevamo che era successo qualcosa di grande.
Poi, come ogni pomeriggio, tornammo a sederci davanti alla TV dei ragazzi.


Nessun commento:

Posta un commento

La curva dell’Angelo

È domenica sera. È il 27 dicembre 1992.     Siamo passati a salutare i miei genitori a Monteortone. Non ci siamo  però  fermati a cena, perc...