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sabato 14 giugno 2025

I Tigrotti di Monteortone

I Tigrotti di Monteortone

Quasi tutti i ragazzi e le ragazze della mia generazione hanno vissuto, trasposta sul piccolo schermo, l'epopea di Sandokan. La sigla degli Oliver Onions – al secolo Guido e Maurizio De Angelis – con il nome della Tigre della Malesia scandito più volte, annunciava l'inizio di una nuova puntata. 

Sandokan, principe spodestato e divenuto pirata, dall'isola di Mompracem, al largo del Borneo, lotta contro gli inglesi. Durante uno scontro con i suoi avversari, la sua imbarcazione affonda, ed egli fa  naufragio nelle vicinanze di Labuan dove viene soccorso da lord Guillonk e da sua nipote Marianna che ne ignorano la vera identità...

In realtà, io mi ero già immerso anni prima nelle avventure dei pirati della Malesia leggendo i romanzi di Emilio Salgari, in particolare Le Tigri di Mompracem - il primo della serie - e Sandokan alla riscossa. Con lo sceneggiato televisivo del bravissimo Sergio Sollima, tutti noi imparammo a dare a Sandokan il volto di Kabir Bedi, a Marianna – la Perla di Labuan – quello di Carole André, al fido Yanez quello di Philippe Leroy e al feroce James Brooke quello dell’italianissimo Adolfo Celi. E quei volti finirono anche nell’album di figurine, che per la prima volta soppiantò quello dei calciatori.

Tutti noi, ragazzi del “Principato di Monteortone”, ci immedesimavamo nei protagonisti delle avventure dei pirati della Malesia, con tanto di scimitarre ricavate dai rami del noce dietro casa. Anche la colonna sonora dei fratelli De Angelis divenne leggendaria: al di là della sigla iniziale, che si prestò a diverse parodie, le altre musiche ci calavano davvero nell’atmosfera della giungla, nelle battaglie tra Sandokan e le truppe dell’avventuriero inglese Brooke, in un alternarsi continuo di emozioni.

C’era la morte (apparente) di Sandokan, non una ma due volte. C’era l’amore, c’era la guerra. E poi c'era Marianna. Per noi "tigrotti di Monteortone", la Perla di Labuan aveva anche un altro nome: E. Era arrivata da poco con la sua famiglia sudtirolese, trasferitasi da Merano. Quell’accento con la “r” arrotolata aveva per noi lo stesso fascino un po’ esotico che Carole André proiettava dal piccolo schermo.

Come nei romanzi, anche nello sceneggiato televisivo, non c’era un vero lieto fine. Marianna moriva tra le braccia del suo amato, Yanez cadeva ferito, e solo un manipolo di fedelissimi rimaneva accanto a Sandokan. Ma c’era la promessa che la Tigre sarebbe tornata alla riscossa.


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