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sabato 7 giugno 2025

Le pattine come sci

 

Le pattine come sci

La passione per lo sci, come un po’ per tutti gli sport invernali, mi è stata trasmessa da mio papà, che a sua volta se n’era innamorato ai tempi in cui con mia mamma lavorava in Svizzera, dove sono nato. Una passione, a dire il vero, solo virtuale. Per l’impegno nel lavoro nel turismo – in particolare di mio padre – non ho mai messo ai piedi un paio di sci. Ma dai tempi di Gustav Thöni, non ho mai perso una gara di Coppa del Mondo, arrivando a guardarle in replica a tarda sera.

L’epopea di Gustav Thöni e della Valanga Azzurra ha attraversato tutta la mia infanzia e adolescenza. Quel gruppo di atleti determinati e capaci di competere con i migliori del mondo, era composto – oltre che da Gustav Thöni – da suo cugino  Roland, da Piero Gros, Fausto Radici, Tino Pietrogiovanna, Erwin Stricker, Paolo De Chiesa, Bruno Nöckler

Il 23 marzo 1975, a Ortisei, si disputò uno slalom parallelo inizialmente pensato come esibizione, ma che, per un raro incrocio di circostanze, si trasformò nella gara decisiva per l’assegnazione della Coppa del Mondo generale. Tre atleti si presentarono a quell'appuntamento con lo stesso punteggio in vetta alla classifica: Franz Klammer, re della discesa; Gustav Thöni, campione completo e già affermato; Ingemar Stenmark, giovane prodigio dello slalom.

Nei turni eliminatori, Thöni superò nell'ordine Manfred Grabler, Philippe Roux,  Tino Pietrogiovanna e in semifinale lo svizzero Walter Tresch. Stenmark eliminò Engelhard Pargaetzi, Christian Neureuther, poi Jan Bachleda e infine Fausto Radici. Klammer fu invece eliminato ai sedicesimi da Schmalzl. La finale fu quindi quella più attesa: Gustav contro Ingemar.

La prima manche fu equilibratissima. Nella seconda, Thöni costruì un piccolo vantaggio che costrinse Stenmark a forzare: lo svedese uscì a poche porte dal traguardo. Il grande Gustav, il ragazzo di Trafoi, vinse così la sua quarta Coppa del Mondo generale, raggiungendo l’apice della sua carriera. Dopo quella finale, Stenmark avrebbe dominato la scena internazionale per oltre un decennio, vincendo 86 gare di Coppa del Mondo e tre coppe generali.

In quegli anni, io e mio fratello Alex avevamo adottato rispettivamente Thöni e Stenmark come nostri campioni. E non potendo indossare gli sci, calzavamo le pattine che si usavano all’epoca per non sporcare i pavimenti incerati, e ci cimentavamo in continue sfide, da un lato all’altro della casa, con tanto di cronometro, usando sedie, archi, tappeti e spigoli dei mobili come improbabili porte per i nostri slalom. 

Poi sono arrivati altri campioni. Gli svizzeri Pirmin Zurbriggen, Erika Hess, Michael von Grünigen, Didier Cuche, Lara Gut. I tedeschi Katja Seizinger, Maria Riesch, Felix Neureuther. Gli austriaci Hermann Maier, Thomas Sykora, Nicole Hosp, Benjamin Raich, Marlies Schild, Marcel Hirscher. E da Thomas Sykora e Nicole Hosp, confesso, ho preso in parte ispirazione per proporre a Cristina i nomi dei nostri figli: Thomas e Nicole. E ancora: Marc Girardelli, austriaco che gareggiava per il Lussemburgo; i francesi Luc Alphand e Tessa Worley; i norvegesi Aksel Lund Svindal, Henrik Kristoffersen; e l'immensa Mikaela Shiffrin, l’americana dei record.

Anche tra gli azzurri la lista è lunga: Tomba, Compagnoni, Ghedina, Paris, Brignone, Goggia, solo per citarne alcuni.

Ma nello sci – sport individuale – non conta, almeno per me, la nazionalità. Contano i valori sportivi, la dedizione, la sobrietà, la capacità di vincere senza clamore. E nessuno ha mai sostituito nel mio cuore la figura schiva e composta di Gustav Thöni: poche parole, in un italiano un po' stentato, ma con una sportività che non veniva mai meno.

Rivivo ancora oggi le sfide sulle pattine tra me e mio fratello Alex, nei panni rispettivamente di Thöni e Stenmark. Gli eroi della nostra infanzia, che ci facevano correre da una stanza all’altra come se la nostra casa fosse una pista da sci.

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